Toh, chi si rivede…

Non ho potuto fare a meno di notare sul Corriere Fiorentino (sito) questa notizia…
FIRENZE, Viaggi rimborsati illecitamente.  Indagato Aldo Schiavone
Un avviso di garanzia della procura di Firenze è stato notificato oggi al direttore dell’Istituto italiano di Scienze umane (Sum), Aldo Schiavone.

L’INCHIESTA – L’inchiesta condotta dal pm Giulio Monferini riguarderebbe i rimborsi di alcuni viaggi, all’estero e in Italia, effettuati dallo stesso Schiavone. Oltre a lui sembra che altre due persone abbiano ricevuto un avviso di garanzia: uno per un reato in concorso con il direttore del Sum, il secondo per aver ostacolato le indagini. Schiavone ha riunito nel pomeriggio il Consiglio dei docenti dell’Istituto e ha annunciato che rimetterà il suo mandato nelle mani del ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, «per tutelare nel modo più pieno – si legge nella nota dell’Istituto – la sua onorabilità di fronte ad accuse prive di ogni fondamento».

ALTRE INDAGINI CHIUSE – Nel dicembre 2007 Schiavone, insieme ad altre cinque persone, venne raggiunto da un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta, sempre condotta da Monferini, relativa alle procedure con le quali, il 15 giugno 2006, erano state esaminate le domande di professori ordinari che concorrevano per ricoprire cattedre del Sum rimaste vacanti. Secondo l’accusa, Schiavone, e gli altri cinque indagati che componevano il Consiglio provvisorio del Sum che doveva valutare le candidature, avrebbero favorito alcuni docenti che già erano nell’istituto come professori distaccati. Le indagini su questo filone sarebbero chiuse.

Di Schiavone abbiamo parlato in Parentopoli e colgo l’occasione per riproporvi il paragrafino divertente dal titolo…

Schiavone Eccellenza,

Ergo Sum

«Baciamo le mani eccellenza». «Vossia eccellenza, desidera quacche cosa?». «Certo una figura d’eccellenza…». «Eccellenza di qua», «eccellenza di là». Uno dei più stimati intellettuali del mondo universitario, il matematico Alessandro Figà Talamanca, anni addietro aveva scritto una lettera al «Corriere della Sera» nella quale affermava che «ogni qual volta si usa in ambito universitario la parola “eccellenza” bisognerebbe aggiungere l’aggettivo “mafiosa”! Affermazione un po’ forte! Era il 2004. E oggi come usiamo la parola “eccellenza”? Individua sicuramente il più alto livello qualitativo ma di sicuro serve anche per aiutare qualche amico.

Il caso in questione, emblematico, era quello del Sum: l’Istituto italiano di scienze umane. Sum appunto. L’università statale italiana dedicata all’alta formazione e alla ricerca nei diversi ambiti delle scienze umane e sociali, istituita nel novembre del 2005, per la quale il ministero aveva stanziato 2 milioni di euro per il primo anno, 2 milioni di euro per il secondo, 5 milioni di euro per il terzo anno. Un gruzzoletto, a cui si sarebbero aggiunti i contributi di enti locali o privati. Niente male! Sum… eccellentissimo! Il “Sum” con programmi di dottorato, post-dottorato, e master di secondo livello, aperti a studenti di tutto il mondo. Ha sede a Firenze ma si avvale di una particolare struttura a rete, dislocata sul territorio e formata dalle università di Bologna, Firenze, Napoli “Federico II”, Napoli “L’Orientale”, Napoli “Suor Orsola Benincasa”, Roma “La Sapienza” e Siena. E fin qui l’eccellenza affiora anche solo dalla molteplicità delle sedi interessate.

Ma ecco arrivare il concorso, famigerato tramite per l’accaparramento dei posti da prof eccellentissimi. Viene pubblicato un «Avviso di vacanza di posti di professore universitario di ruolo di prima fascia da coprire mediante trasferimento» presso il Sum, a firma del direttore Aldo Schiavone. Visto che, come ha scritto Luciano Modica ex rettore dell’università di Pisa, si conoscevano già i nomi degli “eccellenti” prescelti, ci si poteva anche risparmiare la farsa del bando procedendo a chiamate per “chiara fama”. Chiara fama per posti di vacanza. Ma in tal caso sarebbe stato obbligatorio trasmettere gli atti al Cun (il Consiglio universitario nazionale), che forse avrebbe avuto motivo, come vedremo, di rilevare qualche stranezza. Con una sola domanda per ogni disciplina (salvo il caso della Filologia romanza, con 2 domande), si riunisce a Roma il Consiglio provvisorio dell’Istituto italiano di scienze umane di Firenze per deliberare sulle cattedre da coprire mediante trasferimento. Il Consiglio provvisorio è presieduto dal direttore del Sum e composto dai rettori delle università di Firenze e di Napoli “Federico II”. Pertanto risultava così composto:
Uno. Professor Aldo Schiavone, università di Firenze, docente di Diritto romano, presidente.
Due. Professor Augusto Marinelli, rettore dell’università di Firenze, docente di Economia ed Estimo rurale.
Tre. Professor Guido Trombetti, rettore dell’università Federico
II di Napoli, docente di Analisi matematica.
Il Consiglio procedeva all’esame delle domande presentate dai candidati. Chissà come si sono trovati a giudicare titoli di latino, di filosofia, di storia medievale, di scienze politiche, il prof Marinelli, dottore di Economia, e il suo collega Trombetti, docente di Analisi matematica! Non troppo a loro agio, forse. Del resto i tre eccellenti si saranno dovuti improvvisare esperti filologi romanzi per poter verificare e mettere a confronto i due candidati del gruppo l-fil-let/09. Avranno dato prova di miracolosa ed estemporanea scienza infusa leggendo testi in lingua d’oil e in lingua d’oc. Come minimo. Insomma non riusciamo proprio ad immaginare cosa si siano detti in quello studio tra i fumi della cultura più eccelsa: se abbiano parlato di estimo rurale, piuttosto che di Plauto o dei dialetti fiorentino e napoletano. Ma non bastava invitare al simposio un qualche illustre esponente della materia, magari straniero, a dare una mano? No, meglio restare fra di noi. E così vanno alle ortiche imparzialità, obiettività, garanzie di competenza, e quant’altro. Non finisce qui. Al primo posto tra le cattedre messe a trasferimento figura “Diritto romano”. Chi è l’unico candidato? Signore e signori: Aldo Schiavone. The Best! L’uno e trino. Anzi quadrino o pokerino? Dunque abbiamo: Schiavone firmatario del bando. Schiavone presidente della commissione giudicatrice. Schiavone candidato unico al posto di Diritto romano su cui il Consiglio provvisorio da lui stesso presieduto ha il compito di deliberare. E Schiavone controllore (in quanto direttore del Sum, ossia facente funzione di rettore) della legalità degli atti. Ma Schiavone, ha ordinato anche i caffè? Rispondeva al telefono lui stesso medesimo? Si occupava anche delle pulizie nella stanza? Chissà se si sarà adeguato lo stipendio alle mille funzioni. A questo punto diventa davvero un’impresa immaginare come si sia svolta la cosa. Sarà stato uno scambio di sorrisi e ammiccamenti, una colazione informale tra colleghi, un inciucio tutto battute e divertimento, oppure, attenzione, dovendosi dissociare da se stesso medesimo, in quanto esaminatore e candidato nella stessa persona, il dottor Schiavone avrà dato prova di un dislocamento mistico-spirituale: uno sdoppiamento insomma. A voi la scelta. Fatto sta che poco dopo, il Nostro Schiavone, dimesse le vesti di candidato-commissario, riprendeva quelle di presidente ed elargiva “eccellenze” a tutto spiano, conferendo l’alto prestigio a Leonardo Morlino, prorettore di Firenze e a due fraterni amici del rettore di Napoli: Roberto Esposito, italianista, nonché docente di Storia del pensiero politico e poi di Filosofia teoretica, e il filologo Alberto Varvaro. Portano a compimento l’“eccellente” combinazione, il latinista Mario Citron, catturato dal versante fiorentino, e il professore di Storia medievale Franco Cardini. L’unica eccezione all’asse di ferro Firenze-Napoli è costituita da Andrea Giardina (Storia romana), trasferito da Roma La Sapienza. E tutti gli altri? Bologna Pisa Padova Pavia? Non avevano “eccellenti” da proporre alla neonata università? Mah! Forse sono davvero pochi gli “eccellenti”, e difatti sono tutti amici tra di loro. Su questa vicenda indaga la Procura di Firenze.

Franca Selvatici su «la Repubblica» spiega: «Al momento dell’esame della sua candidatura (Schiavone) si assentò, ma ciò non elimina, secondo la procura, il clamoroso conflitto di interessi. La procura ritiene che i due rettori avrebbero dovuto dichiarare inammissibile la sua domanda o in alternativa dichiarare la impossibilità per la commissione di decidere con imparzialità e indipendenza su un proprio membro». La professoressa Lucia Lazzerini, a cui devo questa storiella, titolare del sito www.ateneopulito.it, spiega che l’esperimento, ben riuscito, dell’inutile bando, viene anche replicato, proprio come si fa a teatro per la buona riuscita di una commedia, nell’ottobre del 2006. Difatti ecco che ricompare l’avviso, presso il Sum, di “vacanza” di una cattedra di prima fascia di Sociologia urbana: posto predestinato all’eccellente Guido Martinotti, già docente a Milano Bicocca, che ora ne ricopre l’incarico. Come dire: «Doceo, ergo Sum!»

Università: il progetto di riforma della Gelmini

Tra i punti chiave della riforma, in una nota, il ministro della pubblica Istruzione parla dell’introduzione di un CODICE ETICO PER LE ASSUNZIONI – Infatti, scrive la Gelmini, "verrà introdotto un codice etico per evitare incompatibilità e conflitti di interessi legati a parentele, e sarà fissato un limite massimo di otto anni al mandato dei rettori con valenza retroattiva in tutte le università. La riforma – continua la nota – mira anche a distinguere in modo più marcato e ridurre i membri di Senato e Cda, le cui competenze tendono attualmente a sovrapporsi: mentre il Senato — con un massimo di 35 membri — avanzerà proposte di carattere scientifico, il Cda -composto da non più di 11 persone – si occuperà di spese di gestione e assunzioni. Sarà aumentata invece la rappresentanza studentesca nel Senato e nel Cda e verrà istituita la figura del direttore generale, con un ruolo di "manager dell’ateneo", al posto del direttore amministrativo. Il nucleo di valutazione sarà costituito da un maggior numero di membri esterni, per assicurare oggettività e imparzialità.
Riguardo i docenti - che dovranno svolgere 1500 ore annue di cui almeno 350 per docenza e servizio agli studenti – una commissione nazionale, composta anche da stranieri, dovrà valutare i candidati validi per l’assunzione sulla base di parametri predefiniti.
Tra le misure volte a stimolare la mobilità, si prevedono incentivi economici al trasferimento dei docenti semplificazione delle procedure per permettere agli stranieri di insegnare in Italia, mentre per stimolare la qualità, saranno accordati scatti di stipendio solo "ai docenti migliori", ovvero a coloro che saranno giudicati positivamente nella valutazione biennale della loro attività di ricerca.
"Per favorire l’accesso agli studi superiori e la mobilità" — conclude la nota — il governo riceverà una delega per riformare la legge 390 del 1991 in accordo con le Regioni, con l’obiettivo di "spostare il sostegno direttamente agli studenti". Questo per sommi capi. Ovviamente adesso inizierà un infuocato dibattito.
Quali sarebbero i punti-chiave della vostra riforma?

Voi che ne pensate?

Il caso Rita Clementi:

Sotto il titolo "Rita Clementi e l’università di Pavia" quest’oggi sul "Corriere della Sera" è apparsa una lettera del professor Alberto Calligaro, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Pavia. Ve la ripropongo, così che ognuno di voi possa farsi un’idea sulla vicenda di questa ricercatrice balzata agli onori della cronaca per la lettera al presidente Napolitano in cui annunciava la sua fuga (lavorativa) a Boston. In fondo però troverete le mie considerazioni sulla lettera del preside.

LA  LETTERA AL CORRIERE DELLA SERA
In relazione agli articoli pubblicati sul Corriere

del 29 giugno e del 2 luglio aventi per titolo «Addio Italia, la ricerca è malata» e «Un lavoro per la ricercatrice in fuga», ritengo utile portare la mia testimonianza diretta precisando anche alcuni fatti. Nell’ottobre 2004, da poco eletto preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Pavia, ho ricevuto la dottoressa Rita Clementi che aveva chiesto di incontrarmi per presentare la sua attività scientifica e la sua situazione di precaria.

Scorrendo le pagine del suo curriculum e apprezzando il lavoro svolto nell’ambito della genetica e della pediatria, ho ritenuto doveroso incoraggiarla a partecipare ai concorsi per ricercatore, ruolo al quale aspirava: proprio in quei giorni era stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale un concorso per un posto di ricercatore universitario nell’ambito della biologia e genetica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università. Mi lasciò dicendomi che avrebbe partecipato a quel concorso. Quel concorso fu espletato nel 2005 e dai verbali risulta che come prima prova scritta fu estratto il tema: Ciclo cellulare e cancro. Dopo 15 minuti dall’inizio della prova la dottoressa Clementi rinunciò allo svolgimento del tema e consegnò la busta aperta con i fogli in bianco. Nel 2008 fu bandito un altro concorso per un posto di ricercatore universitario di Genetica medica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia al quale la dottoressa Clementi inviò domanda di partecipazione con i relativi documenti richiesti. I titoli e le pubblicazioni presentate sono state valutate positivamente dalla Commissione nell’apposita riunione, ma il giorno previsto per l’espletamento della prima prova scritta la dottoressa Clementi non si è presentata. Questi i fatti relativi a due occasioni nelle quali altri giovani che hanno dedicato impegno e passione in condizioni di precariato si sono messi alla prova, hanno visto riconoscere il loro valore scientifico in un concorso pubblico, che è tuttora passaggio necessario per accedere a un ruolo universitario.

Alberto Calligaro
Preside Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Pavia

 

Il perché di questa lettera?
Non posso fare a meno di fare qualche considerazione e mi scuso se semplifico. Il professor Calligaro, visto il ruolo, mi pare di capire che si possa definire il capo della dottoressa Clementi o comunque un riferimento importante. Lei dunque va via sbattendo la porta e anziché dire "Peccato era brava ma da noi la ricerca è malata…", cioè confermare la tesi della Clementi, il professor Calligaro dice pressappoco: "Se ne è andata? Tanto non aveva vinto concorsi, anzi si era ritirata, forse altri giovani che, loro sì si sono messi alla prova, meritano di più". Semplifico troppo? Forse. ma il senso è quello. Le virgolette esprimono solo il sapore che io colgo e ovviamente le parole non sono quelle del professore. E allora? "Evviva", aggiungo io. "Una non brava e un po’ rompina che se ne va. Meno male". 

Ma se è così mi sorge spontanea, senza polemiche, qualche domanda al prof. Calligaro. Caro preside, lei scrive d’aver incontrato la dottoressa Clementi ricevendola nel suo ufficio e incoraggiandola a partecipare ai concorsi. Mi scusi, prima dei concorsi le ci ha parlato e dopo? Il dopo è fondamentale. Nella sua lettera al Corriere non c’è traccia del "dopo concorsi" della Clementi. Ma come, una che lei stima, che si comporta così stranamente, fugge dal concorso e lei non sente l’esigenza di chiedere spiegazioni? Ma come, una studiosa di cui lei apprezza il lavoro presenta un foglio bianco, e lei non sente l’esigenza di ri-incontrarla per avere chiarimenti? Non ci ha più parlato? Non era forse suo dovere chiederle: "Come mai Rita, ti sei comportata così?" Non era curioso di capire come mai quel comportamento così improprio per chi cerca il posto della vita? Non posso credere che lei non abbia parlato con la Clementi… A questo punto ci vengono in mente dubbi amletici: a) le era finito l’inchiostro. b) si era ricordata d’aver lasciato la pentola sul fuoco c) aveva lasciato l’auto in doppia fila d) era totalmente impreparata a quei concorsi.

Ecco, qualora avesse ottenuto delle risposte dovrebbe divulgare anche quelle. Così per completezza d’informazione. E se l’ha fatto (se cioè ci ha parlato) perché non l’ha scritto al Corriere? Dalla sua lettera la Clementi potrebbe apparire quasi una codarda o peggio una persona impreparata, rinunciatrice alltro che ricercatrice che poi fa pure "casino": scrive al presidente, manda lettere a destra e a manca, rilascia interviste… Così, mi scusi, sembra quasi che lei inviti chi ha letto la lettera della Clementi a non farsene un cruccio. Anch’io penserei "meglio perderla una così". Certo è che, se lei non avesse incontrato la Clementi per parlare di quelle rinunce, sarebbe una omissione importante. Non crede? Oserei quasi dire una superficialità che il suo ruolo in ateneo non dovrebbe ammettere. Non aveva la curiosità di quei comportamenti?  Allora professore, si può spiegare meglio? Cosa voleva dirci alla fin fine?
Ci regala, per favore, anche quest’ultimo pezzo di verità? Infine, un’ultima domanda: è d’accordo, esimio Calligaro, (non con i fatti da lei riportati) con le cose che scrive la Clementi sulla ricerca italiana?
Cordialmente, in attesa.
nl 


La ricercatrice delusa dall’Italia: «Volo negli Usa, qui non ho futuro»

GUARDA L’INTERVISTA VIDEO

MILANO – È stata di parola. Rita Clementi è volata a Boston. Da giovedì lavorerà in un importan­te centro medico. Ha lasciato l’Italia, così come aveva promesso, la ricercatrice precaria di Pavia che ha scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per denunciare lo stato comatoso della ricerca nel nostro Paese e per raccontare la decisione di abbandonare l’Italia. Non è bastata a fermarla neanche un’offerta giunta all’ultimo minuto da un prestigioso centro di ricerca di Padova. Troppo tardi: «Ho dato la mia parola agli americani. Ora vediamo cosa succede. Non escludo un ritorno. Non è detto poi che non si possa collaborare tra Boston e Padova. D’altronde ricerca vuol dire collaborazione». Così, tirandosi dietro il suo trolley, dopo un ultimo bacio al marito e ai tre figli, la scopritrice dell’origi­ne genetica di alcune forme di lin­foma maligno ha girato i tacchi ed è entrata dentro l’aeroporto di Linate. Un volo low cost, via Londra per spendere meno, e le sue speranze volano Oltreoceano.

ITALIA ADDIO – Sul volo lavorerà a maglia, come fa sempre durante i lunghi viaggi. In valigia tanti articoli da leggere, qualche libro e il computer con dentro i file con quella ricerca di tutta una vita, bocciata in Italia ma che negli Usa le prospetta un futuro più certo. Addio università italiana, addio baroni, addio raccomandati. Nessun rancore, un po’ di rabbia: «Cosa mi mancherà dell’Italia? Be’ a parte la mia famiglia, ma questa fa parte della mia vita personale, gli Stati Uniti sono un paese con tanti bei posti da visitare. Pardon, volevo dire l’Italia». Un bel lapsus quello di Rita. Un altro cervello cacciato dunque, non come erroneamente si dice “in fuga”. Come Rita, senza scrivere al presidente, sono circa tremila gli studiosi italiani che silenziosamente vanno a far ricca ricerca e pil di altri paesi. Così all’Italia che spende 500 mila euro in media per portare alla laurea uno studente, rimane solo il compito di preparare costosissimi "cavalli di razza" della ricerca.

SISTEMA MAFIOSO – «Vado via con rab­bia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedi­zione non siano servite a nulla. Vado via con l’intento di chie­dere la cittadinanza dello Stato che vorrà ospitarmi, rinuncian­do ad essere italiana», aveva scritto polemicamente nella lettera. «Signor presidente, la ricerca in questo Paese è ammalata». Di cosa? E la risposta è la solita: «Mancanza di meritocrazia e di fondi, meccanismi di promozione di carriera legati all’albero genealogico o alla simpatia». All’università di Pavia le sue parole non sono state prese bene. «Qualcuno si è lamentato. Dice che ho denigrato l’ateneo, ma ho detto solo la verità». Su Corriere.it oltre 400 messaggi: tanta solidarietà, tanti auguri e qualche sparuta critica. Ma un blog è arrivato a pubblicare i verbali dei due concorsi nei quali la dottoressa è stata "bocciata": «Avete confrontato i curriculum dei candidati? E sono limpidi i concorsi in Italia?» risponde Rita senza scomporsi. «Il sistema antimeri­tocratico danneggia non solo il singolo ricercatore precario, ma soprattutto le persone che vivono in questa nazione». Lei è stata danneggiata? «Non posso rispondere a questa domanda». Ha paura di ritorsioni? «Assolutamente sì». Incredibile, eppure stiano discutendo di università non di mafia. «I concorsi universitari erano dunque celebrati, discussi e decisi molto prima di quanto la loro effettuazione facesse pensare, a cura di commissari che sembravano simili a pochi "associati" a una “cosca” di sapore mafioso». Così scriveva il giudice Giuseppe De Benedictis in una sentenza sui concorsi truccati all’università. A questo punto buona fortuna. A lei e anche a chi resta, s’intende.

Nino Luca

Ciao Rita

In questo momento Rita Clementi è in volo per Boston. Sul volo lavorerà a maglia, come fa sempre durante i lunghi viaggi. In valigia tanti articoli, qualche libro e la speranza di un futuro certo. Addio università italiana, addio baroni, addio raccomandati.
Un altro cervello cacciato, non in fuga, dopo la lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano saluta i miseri 1300 euro al mese e cerca la sua strada in America.

Buona fortuna. A noi che restiamo s’intende!