Una domanda alla Gelmini: scusi ministro, e i concorsi già banditi?

Negli ultimi giorni di agosto è ripreso il dibattito sulla questione della valutazione nei concorsi per ricercatore e sulla possibilità che le Università possano perdere i finanziamenti per i concorsi straordinari (cosidetti concorsi Mussi) qualora non li bandiscano in tempo.
Tuttavia vi è una questione che la stampa sta ignorando, ovvero la ripresa dei concorsi già banditi.
Il ministro Gelmini alla fine di luglio 2009, a margine di un consiglio dei ministri, aveva annunciato la ripresa della formazione delle commissioni per i concorsi della I sessione del 2008, banditi da più di un anno.

Ancora oggi non si ha notizia ufficiale sul sito del ministero della nota necessaria a far ripartire la macchina concorsuale. Eppure a questo punto nulla osta, essendo stato emanato il decreto relativo alle modalità di formazione delle commissioni ed avendo il Ministero ricevuto parere favorevole dall’Avvocatura dello Stato su alcune questioni procedurali.
Inoltre l’avvio della I sessione 2008 è anche necessaria per consentire lo svolgimento dei concorsi della II sessione 2008 nella quale rientrano molti concorsi da ricercatore, finanziati in via straordinaria, che rischiano di decadere.
Come spesso accade, all’annuncio del provvedimento non è seguito alcun atto ufficiale.

Come si diventa insegnanti: ecco le nuove regole

Ecco il testo integrale del comunicato del Miur:

Un anno di tirocinio per legare teoria a pratica

Assunzioni solo in base alla necessità per evitare il precariato
Più inglese e competenze tecnologiche
Gelmini: “Si passa dal semplice sapere al sapere insegnare. Con il nuovo tirocinio ci si forma anche sul campo”
 
 
 
Cambia radicalmente la formazione iniziale degli insegnanti.
Il Ministro Gelmini ha presentato oggi le novità per chi vuole accedere all’insegnamento che si sviluppano, in particolare, su quattro grandi linee:
 
 
·       il Tirocinio da svolgere direttamente a contatto con le scuole e col “mestiere” di insegnante, perché insegnare non può essere solo teoria ma anche pratica.
·       Il numero di nuovi docenti sarà deciso in base al fabbisogno. Fine dell’accesso illimitato alla professione che creava il precariato.
·       Con la fine del precariato sarà consentito ai giovani l’inserimento immediato in ruolo.
·       Più inglese e nuove tecnologie.
 
 
Il regolamento è il frutto del lavoro della Commissione presieduta dal professor Giorgio Israel, a cui è seguita una azione di primo confronto col mondo della scuola e delle associazioni per l’integrazione scolastica. L’obiettivo dei nuovi percorsi è di garantire una più equilibrata preparazione disciplinare, didattica e pedagogica nel corso delle lauree magistrali e lo svolgimento di un anno di percorso, il Tirocinio Formativo Attivo, direttamente a contatto con le scuole.
Cambiano dunque le modalità per accedere all’insegnamento.
 
 
Con il nuovo sistema
 
·        per insegnare nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria sarà necessaria la laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso che consentirà di conseguire l’abilitazione per la scuola primaria e dell’infanzia. Sono rafforzate le competenze disciplinari e pedagogiche ed è previsto un apposito percorso laboratoriale per la lingua inglese e le nuove tecnologie. Per la prima volta si è data specifica attenzione al problema degli alunni con disabilità, prevedendo che in tutti i percorsi ci siano insegnamenti in grado di consentire al docente di avere una preparazione di base sui bisogni speciali.
Per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado
 
-    sarà necessaria la laurea magistrale + 1 anno di Tirocinio Formativo Attivo;
-     E’ prevista una prova di ingresso alla laurea magistrale a numero programmato basato sulle necessità del sistema nazionale di istruzione, composto da scuole pubbliche e paritarie;
-     L’anno di tirocinio formativo attivo contempla 475 ore di tirocinio a scuola sotto la guida di un insegnante tutor;
-     Rispetto al percorso SSIS (Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario), si prende il meglio di quella esperienza, evitando la ripetizione degli insegnamenti disciplinari, approfonditi già nella laurea e nella laurea magistrale, per concentrarsi sul tirocinio, sui laboratori e le didattiche.
 
Con il vecchio sistema
 
-       per insegnare nella scuola dell’infanzia e in quella primaria bastava la laurea quadriennale a ciclo unico con test d’accesso al primo anno e scelta, dopo un biennio comune, dell’abilitazione in primaria o in scuola dell’infanzia;
 
-        per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado era necessaria la laurea magistrale e 2 anni di SSIS (Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario).
 
 
 
Dalle SSIS al Tirocinio Formativo: si passa dal sapere al sapere insegnare
Chiudono le Siss per le secondarie di primo e secondo grado e al loro posto si dà vita al Tirocinio Formativo Attivo della durata di 1 anno, terreno di incontro tra scuola e università. Durante il Tirocinio sarà dedicato ampio spazio all’approfondimento della didattica con esperienze sul campo. L’idea di fondo è passare dal sapere al sapere insegnare.
 
 
Tirocini: come e dove svolgerli. Il numero deciso in base al fabbisogno di insegnanti, fine del precariato
In questo Regolamento è stato dato pieno riconoscimento al sistema nazionale dell’istruzione (formato dalle istituzioni scolastiche statali e paritarie), tanto nel coinvolgimento nei tirocini quanto nel calcolo dei fabbisogni di personale docente, e si inizia a prevedere la possibilità di svolgere tirocini anche nelle strutture di istruzione e formazione professionale dove c’è la sperimentazione dell’obbligo formativo.
 
Inoltre gli Uffici scolastici regionali organizzeranno e aggiorneranno gli albi delle istituzioni scolastiche accreditate che ospiteranno i tirocini sulla base di appositi criteri stabiliti dal ministero, evidenziandone buone prassi e specificità. Gli USR avranno anche funzione di controllo e di verifica sui Tirocini. Sino alla costituzione degli albi, le Università scelgono liberamente le scuole, di concerto con gli USR che mantengono compiti di vigilanza.
 
Il consiglio di corso di tirocinio, che prevede la presenza di scuola e università, ha compiti di coordinamento e di progettazione e rappresenta il terreno di incontro e di raccordo tra le due realtà.
 
Le commissioni di abilitazione prevedono un equilibrio tra scuola e università e un peso determinante del tirocinio e della prova didattica sul voto di abilitazione.
 
I dottori di ricerca e i “precari della ricerca”, se in possesso dei requisiti curriculari, entrano in soprannumero, dopo un esame orale, nell’anno di tirocinio, vedendo valorizzato il loro percorso.
 
L’anno di tirocinio prevede forme di interazione e coprogettazione del percorso tra istituzioni scolastiche e atenei ed è stato previsto uno specifico spazio di laboratori destinati ad approfondire quanto viene fatto in classe.
 
 
 
 
Formazione insegnanti di sostegno
E’ previsto che la formazione dei docenti per il sostegno sia posta in capo alle università, pur prevedendo la possibilità di specifici accordi con gli enti del settore.
 
Percorsi di specializzazione CLIL
Sono previsti percorsi di specializzazione per il CLIL (insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado di una materia non linguistica in inglese).
 
Rivista la classe di abilitazione strumento musicale
Il sistema Afam concorre a pieno titolo alla formazione iniziale dei docenti nelle classi di abilitazione di propria competenza. In particolare, è stata rivista la classe di abilitazione per lo strumento musicale.
 
 
Regime transitorio
Sino all’entrata a regime delle nuove lauree magistrali, la programmazione del numero di abilitati e il test  è previsto, per la secondaria di primo e secondo grado, prima di accedere all’anno di Tirocinio formativo attivo.
 
Per i precari non abilitati
Per quanto riguarda i precari non abilitati e gli ex diplomati negli istituti magistrali sono stati previsti percorsi che, dietro il superamento di prove d’accesso in grado di verificare la preparazione disciplinare, consentano di conseguire l’abilitazione.
 
 
Il regolamento sulla Formazione iniziale, dunque, punta a raggiungere tre obiettivi:
 
1)   Focalizza nella formazione iniziale non solo le materie tradizionali, ma  l’acquisizione di alcune competenze trasversali: seconda lingua inglese e competenze di didattica attraverso le nuove tecnologie;
 
2)  Sostituisce al sistema SSIS strutture più snelle, concentrate sull’incontro e sulla coprogettazione tra istituzioni scolastiche e università evitando autoreferenzialità, costi per il sistema e per gli studenti e abbreviando di un anno il percorso di abilitazione per la scuola secondaria;
 
3)   Prevede una programmazione dei numeri in grado di evitare la proliferazione del precariato.
 
Con successivo decreto si stabiliranno le lauree magistrali relative al secondo ciclo dell’istruzione, per seguire il percorso di cambiamento del secondo ciclo e delle classi di abilitazione.
 
“Oggi iniziamo a progettare un nuovo tassello per il cambiamento del nostro sistema scolastico – ha affermato il ministro Mariastella Gelmini – un tassello fondamentale, perché riguarda la formazione iniziale dei futuri insegnanti. Prevediamo una selezione severa, doverosa per chi avrà in mano il futuro dell’Italia e sostituiamo alle vecchie SSIS un percorso più snello, di un anno, coprogettato da scuole e università, concentrato nel passaggio dal semplice sapere al saper insegnare”. 

Insegnare gratis al Politecnico

Guadagnavano, ops… parola grossa meglio sostituirla con… ricevevano per il "disturbo" 2.000 euro all’anno. Ovviamente non netti, lordi, anzi lordissimi: pochi, maledetti e subito. Duemila euro due da dividere in due! Una sorta di rimborso spese. Per cosa? Per un insegnamento opzionale della laurea triennale di primo livello il cui titolo è "Il progetto d’architettura nei contesti di povertà e marginalità". Troppi duemila euro! Da quest’anno due prof-architetti dovranno tenere il loro corso "a gratis", se lo vorranno… E dove questo? Nell’università di Foggia? O in quella di Macerata, entrambe finite in coda alla graduatoria delle università italiane 2009 stilata dal Miur? Nossignori, al Politecnico di Milano, terzo nella classifica nazionale che tanto ha fatto discutere nei giorni scorsi.

Lo scorso anno, l’insegnamento oggi a rischio, della durata di 32 ore, dava diritto a 4 crediti formativi ed è stato un successo. Nei due anni in cui si è svolto è stato molto apprezzato dagli studenti tanto da diventare  uno dei corsi più frequentati del Politecnico (circa 140 studenti). I risultati dell’insegnamento saranno spiegati alla Biennale di Architettura diffusa a Palazzo Lucarini a Trevi (Perugia). Un bel risultato, perciò il corso è stato confermato anche per l’anno 2009-10. Bene, anzi male. Da quest’anno gli architetti- professori Emilio Caravatti, 42 anni e Camillo Magni, 35 anni, non riceveranno neanche quei miseri 1000 euro a testa. Se vorranno insegnare "Il progetto d’architettura nei contesti di povertà e marginalità" dovranno farlo, come detto, senza ricevere un euro. "Calarsi direttamente nei contesti di povertà" ecco cosa gli si chiede. Proprio come il titolo della loro materia. 

Tutto questo, ribadisco, al Politecnico, facoltà di Architettura civile, nella innovativa Milano. Quella che si avvia a preparare l’Expo. Ma così come la materia, anche l’Expo e pure il Politecnico sembrano diventati "contesti di povertà". Questo grazie ai tagli imposti dal ministro Tremonti al ministro Gelmini che li ha imposti ai rettori che li ha imposti ai presidi e via via… fino ad arrivare sul collo di chi paga le rette. Ma i poveri rettori (non tutti poveri però…) che devono far quadrare i conti, come faranno a tagliare i costi? Interverranno su quei prof ordinari da 70/100 mila euro all’anno che, diciamo con un eufemismo, sono poco attivi e presenti in facoltà? «Evidentemente taglieranno dove si può non dove è giusto farlo» risponde Camillo Magni al telefono.
Quindi insegnerete «per la gloria»?
«No – replica secco il professore -. Noi rinunciamo all’insegnamento. Non ci si può chiedere di fare volontariato. Già lo facciamo nella vita di tutti i giorni in altri settori. L’università italiana non può chiedere questo ai soggetti più deboli. E’ una questione di principio. Di certo non lottiamo per quei pochi euro».
E’ calmo ma deciso alla cornetta Camillo Magni, presidente dell’associazione Architettura senza frontiere Italia: «Con la nostra lettera a Napolitano volevamo mettere in luce questa situazione. Era più logico che il Politecnico tagliasse il corso piuttosto che lo bandisse a titolo gratuito. Se non ci sono i soldi non si faccia, o è più giusto che io cittadino mi assuma la responsabilità della sua esistenza?».
E ora cosa succede? 
«Rinunceremo all’insegnamento a meno che il preside Angelo Torricelli non cambi idea».
Nell’attesa che il primo cittadino d’Italia risponda (a loro come alla ricercatrice Rita Clementi) e nel ricordarvi che questo è solo un esempio di una drammatica situazione diffusa in tutta Italia (della quale ne ho parlato anche su Corriere.it), nel frattempo voglio pubblicare per intero la loro lettera e attendere i vostri commenti.

OGGETTO: INSEGNARE A TITOLO GRATUITO

Illustrissimo Presidente
Illustrissimo Ministro

     con la presente siamo ad esprimerVi le nostre perplessità in merito a ciò che sta accadendo all’interno delle università Italiane.

Ci sembra doveroso richiamare la Vostra attenzione sul nostro specifico caso non perché sia di particolare rilevanza, ma in quanto rileva sintomi e difetti che in maniera più trasversale stanno interessando tutti gli Atenei italiani. Da diversi anni insegniamo come docenti a contratto al Politecnico di Milano in materie afferenti alla progettazione architettonica (ICAR14). Da due anni coordiniamo un corso, inedito per la nostra Facoltà, che si occupa di indagare la progettazione architettonica nei Paesi in via di Sviluppo e nelle aree di marginalità e povertà. Tale corso si colloca al terzo anno della laurea magistrale tra i corsi opzionali. Nei due anni in cui si è svolto è stato oggetto di un certo interesse tra gli studenti tanto da diventare fin dal primo anno uno dei corsi più frequentati del Politecnico (circa 140 studenti), con un 85% di esaminati in primo appello e ottenendo ottime valutazioni da parte degli studenti.

L’interesse su questa esperienza didattica ha oltrepassato i confini d’Ateneo e i risultati progettuali degli studenti saranno esposti in mostra a Palazzo Lucarini a Trevi all’interno della manifestazione Biennale Diffusa di Architettura Contemporanea “Attraversamenti” che si terrà a settembre 2009. Per queste ragioni il corso è stato confermato anche per l’anno accademico 2009/10. Tuttavia i criteri di retribuzione per gli incarichi di insegnamento, approvati dalla giunta di Facoltà di Architettura Civile in data 24 giugno prevedono che “gli insegnamenti opzionali attribuiti mediante contratto di diritto privato a docenti non strutturati saranno conferiti a titolo gratuito, salvo discrezionalità del Preside…”.

Ciò implica che a partire dall’anno prossimo tutti i docenti a contratto cui è stato affidato un insegnamento opzionale non saranno retribuiti. Paradossalmente, tutto ciò avviene nel momento in cui il Politecnico di Milano riceve encomio di Ateneo “virtuoso”. Ci si chiede dunque, se tale virtuosismo sia stato raggiunto sulle spalle delle fasce più precarie di lavoratori, quali ad esempio i docenti non strutturati. Allo stesso modo ci si chiede come questi docenti possano farsi carico personalmente di un corso universitario non sostenuto dalla stessa Facoltà. Nella piena consapevolezza che già operiamo in una condizione di gratuità (riteniamo infatti che l’attuale retribuzione, circa € 2.000 lordi/anno per 4 CFU, sia più simile ad un rimborso spese che ad uno stipendio) e senza appellarsi al disposto costituzionale per cui “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, ci sembra che dal punto di vista “simbolico” chiedere di lavorare gratuitamente all’interno di una Università italiana sollevi molteplici perplessità e spunti di riflessione.

Fra tutti sono due gli aspetti che in maniera più drammatica ci sembra che questa nostra personale storia sollevi. Il primo riguarda la natura dei tagli. Come si è recentemente appreso gli Atenei dovranno operare una razionalizzazione dei costi in modo da ridurre le spese, principio che personalmente riteniamo condivisibile. Tuttavia, se non si inseriranno immediatamente strumenti operativi per gestire la razionalizzazione delle spese, gli Atenei saranno inesorabilmente portati a tagliare dove possono e non dove sarebbe più opportuno operare. In altre parole i tagli riguarderanno principalmente quegli aspetti “addizionali” direttamente gestiti da presidenze e dipartimenti e difficilmente si assisterà a una profonda ristrutturazione del funzionamento delle Università capace di accorpare corsi di laurea, eliminare poli e sedi esterne che attualmente sono il vero buco finanziario di molte Università italiane. Un secondo aspetto riguarda il reclutamento del personale. Un ente che riduce il personale “precario” caratterizzato da giovane età, maggiore produttività e minor costo e non riesce, invece, a razionalizzare il personale strutturato anche in caso di evidente difetto (o incapacità), dimostra tutta la sua fragilità.

Esiste un enorme potenziale inespresso all’interno delle Università italiane capace di promuovere ricerche, migliorare la didattica e produrre ricchezza per i Dipartimenti attraverso le ricerche stesse. A nostro parere, se la riforma universitaria non affronterà con coraggio questi nodi, gli Atenei saranno abbandonati a se stessi e si assisterà nuovamente a giovani insegnanti costretti a lavorare gratuitamente in atenei nei quali si protraggono sprechi finanziari e si confermano docenti strutturati inadeguati. Per queste ragioni ci sembra che la richiesta di insegnare a titolo gratuito sia, dal punto di vista simbolico, troppo umiliante da accettare e salvo rettifiche della Presidenza di Facoltà, saremo costretti a rinunciare all’insegnamento.

Nella speranza che questa nostra personale esperienza possa diventare occasione di proficua riflessione e confidando nelle vostre più acute osservazioni in merito allo stato in cui vertono le Università italiane, la natura dei finanziamenti e l’imminente entrata in vigore della riforma, vi porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Camillo Magni
Emilio Caravatti

 

Tutto cambi perché nulla cambi

Ricevo dall’associazione dei Precari della ricerca italiani e volentieri pubblico questo comunicato stampa in merito al decreto Gelmini sui criteri di valutazione dei ricercatori.

Decreto sui criteri di valutazione ricercatori: una scelta anti-meritocratica da parte del MIUR. Disattese tutte le promesse di maggiore trasparenza nei concorsi.

L’Associazione dei Precari della Ricerca Italiani esprime forte rammarico e contrarietà rispetto al testo definitivo del Decreto Ministeriale sui criteri di valutazione dei titoli e delle pubblicazioni per i concorsi da ricercatore, firmato il 28 Luglio 2009 dal Ministro Gelmini, con oltre 6 mesi di ritardo. A dispetto degli annunci mediatici del “Pacchetto Università” del 24 Luglio, in cui venivano annunciati criteri di valutazione basati su i tanto auspicati principi di trasparenza e meritocrazia, rimaniamo sconcertati di fronte ad un Decreto Ministeriale che nulla cambia rispetto ai precedenti criteri di valutazione, quelli del DPR “Berlinguer”, che tanti danni hanno fatto nel nostro sistema universitario.

LE COMMISSIONI – È sufficiente leggere il testo del Decreto per convincersi che le commissioni dei concorsi avranno una discrezionalità praticamente assoluta, sia relativamente al peso da dare ai titoli sia su come valutare le pubblicazioni. Inoltre, l’assenza di punteggi numerici o di altri accorgimenti (che pure avevamo puntualmente segnalato al Ministero) toglie alle procedure concorsuali la benché minima trasparenza. In particolare lascia interdetti la discrepanza tra il comunicato stampa del MIUR del 24 Luglio ed il contenuto del Decreto Ministeriale. Infatti scrive l’Ufficio Stampa del MIUR: “nel DM si segnala come indicazione che ogni titolo scientifico sarà valutato separatamente e specificamente, per evitare giudizi sommari e approssimativi”. Rimarchiamo con forza che nulla di tutto ciò è previsto nel Decreto Ministeriale firmato ieri dal Ministro Gelmini ed i concorsi da ricercatore continueranno a svolgersi con quei “giudizi sommari” che il Ministro a parole dice di voler eliminare!

I DUBBI – Ci chiediamo allora: il testo del Decreto è stato cambiato prima della firma definitiva del Ministro, e per quale motivo? oppure siamo di fronte solamente ad una operazione di immagine? Rileviamo ancora che la maggior parte dei (pochi) bandi di concorso a posti da ricercatore banditi nelle ultime settimane continua a prevedere un limite massimo (solitamente molto basso) al numero di pubblicazioni che i candidati possono presentare, fatto incredibile visto che ora le pubblicazioni sono il “cuore” dei nuovi concorsi da ricercatore (non essendoci più le prove d’esame). Si conferma il chiaro intento di molti atenei di “tagliare le gambe” ai candidati più meritevoli, quelli con la maggiore produttività scientifica. A conferma di ciò, anche la presenza nei bandi di presunte “prove orali” in modo da poter attribuire all’illustrazione dei titoli un peso arbitrariamente alto nella valutazione. Con buona pace della meritocrazia! Tutto questo è illegittimo oltre che ingiusto. E chiediamo con forza al MIUR di intervenire urgentemente.

Francesco Cerisoli
Presidente APRI