La protesta dei ricercatori e… la verità storica

Ricevo e volentieri pubblico…

Gentile dott. Luca,

le scrivo con riferimento al suo articolo sulla protesta dei ricercatori, per darle qualche elemento in più di valutazione.

La protesta è in gran parte spontanea, articolata per Atenei e facoltà, senza una direzione unitaria. Il coordinamento nazionale ricercatori universitari, nato nel 2004 e subito morto, è rappresentato da una sola persona, Marco Merafina, il cui unico merito è stato quello di chiedere con un sito web a tutti i ricercatori se accettavano una proposta – sua – così congegnata: promozione di tutti i ricercatori a professori associati mantenendo il trattamento economico di ricercatori. A tale proposta hanno risposto in 4000 sui circa 26.000 ricercatori italiani, esprimendo un 80% di risposte favorevoli. Io sono tra chi ha risposto no, ma non solo per questo riconosco a Merafina un mandato per parlare a nome mio o di chiunque abbia risposto a quel sondaggio.

Merafina sta a Roma, quindi ha più facilità di accesso ai palazzi del potere rispetto a chi sta in sede più lontane, ma gli manca il requisito fondamentale per arrogarsi il ruolo di portavoce o di corifeo della protesta. Dove sta il suo mandato? Dove sta lo statuto della sua organizzazione (one-person-party)? Dove sono i verbali delle assemblee o delle riunioni da cui lui è uscito eletto portavoce? Lo statuto è in bozza. Le sedi sono indicate in un elenco provvisorio, in cui solo due voci sono attive.

Se almeno Merafina portasse avanti, con umiltà, le proposte delle sedi coinvolte nella protesta, tutte – e sottolineo tutte – contrarie alla sua proposta, potrei capire l'intraprendenza, ma visto che così non è, e il personaggio porta avanti solo il suo ego, allora mi sento in dovere di fare qualcosa per ristabilire la verità storica (anche perché faccio lo storico di mestiere).

Dal suo articolo emerge uno scenario, quello di una categoria coesa che sospende la didattica – non dovuta secondo lo status giuridico vigente – per protestare contro il DDL, che è formalmente giusto; solo che non è Merafina il referente della protesta, avendo cercato in tutti i modi di sedarla.

Qui a Milano avremo assemblea dei ricercatori il 31 (scienze Politiche). Altre assemblee si stanno costituendo nelle altre facoltà.

Tutte si orientano per un'accettazione con riserva degli incarichi didattici, dove la riserva è rappresentata dall'iter del DDL. Se vuole io e altri colleghi saremo lieti di informarla degli sviluppi, che vogliamo siano caratterizzati da rappresentatività democratica e da reale collegialità.

Cordialmente,

Piero Graglia

Senior Research fellow

Assistant Professor of History of European Integration
Dipartimento di Storia della Società e delle Istituzioni
Facoltà di Scienze Politiche Università degli Studi di Milano

www.pierograglia.eu

3 thoughts on “La protesta dei ricercatori e… la verità storica

  1. Ricevo invito al commento dal dott. Luca e, ringraziandolo per la fiducia che professionalmente mi riconosce nel ritenere utile l'espressione del mio pensiero ai fini della discussione, procedo cercando pedagogicamente di orientare la questione su uno spirito di condivisione ed unione (e non di separazione o contrasto) e puntanto all'obiettività. 
    Il Prof. Piero esprime la sua valente idea degna di considerazione; idea che ritengo severa, dal punto di vista valutativo.
    Il punto è il tempo, la contestualizzazione dell'inziativa e del lavoro di un uomo nel tempo e l'organizzazione di una struttura associativa nel tempo.
    Intanto la Legge riconosce, quali strutture associative, anche persone liberamente unite, in nome di ideali od obiettivi non contrari allo spirito costituzionale, anche solo sulla parola tra i partecipanti (non vi deve necessariamente essere una carta scritta). Ogni struttura associativa ha un suo presidente che rappresenta l'associazione di persone e dunque, nelle relazioni istituzionali, vi deve essere necessariamente una sola persona che rappresenti l'associazione di persone (anche una delegazione come mi pare si legga nel comunicato del C.N.R.U. http://w3.uniroma1.it/cnru/?p=555 che però sempre un presidente deve avere). Per intenderci. E' anche legale e bello che questa persona, in nome dell'80% di 4.000 persone, possa essere ritenuta dall'amministrazione un valido soggetto con cui dialogare, se non vi sono altri soggetti disposti a farlo perchè intendono seguire la sola strada della ribellione. Poi, perchè questa associazione (il C.N.R.U.) si organizzi bene, anche con una struttura tranquilla e corretta dal punto di vista burocratico, ci vuole tempo e, mi sa che, con il ddl pronto, tempo ve ne è poco.
    La strada per far sentire la propria voce è sempre quella politica (a meno che non si intende andare contro il sistema).
    Io trovo encomiabile che un uomo si sia dato da fare in questo modo (uscendo dalla localizzazione della sua identità professionale) e che si stia impegnando per trovare una soluzione condivisa con l'amministrazione e che, da questa, abbia ricevuto attenzione. I meriti non sono pochi… Siete poi tutti degli scienziati e di cervelli ne avete abbondanza e dunque cercate, almeno voi, di non dividervi per favore. Se vi dividete in strutture associative (perchè la pensate diversamente) trovate il modo per dialogare e di portare proposte condivise. Di fenomeni piazzaioli e popolaristi e popolareggianti ne abbiamo fin troppi in Italia. L'affermazione della ricerca in Italia dipende da Voi.
    Cordialmente,

    Fabrizio Fiordiponti
    http://www.artinsieme.eu

  2. Un'inciso per la verità storica (visto che si parla di questo)

    Non è difficile trovare nel web tracce del C.N.R.U. (nella forma di coumenti presentati da Marco Merafina) fin dai lontani ultimi mesi del 2004, mica ieri proprio a ridosso della presentazione di questo D.D.L. (quindi se il C.N.R.U avesse voluto organizzarsi per benino un po' di tempo a disposizione lo avrebbe senza dubbio avuto).

    Le divisioni riguardano le "soluzioni" ai problemi e le modifiche proposte al DDL e non solo a quello.

    La proposta di Merafina se accetta in toto (cosa che dubito e spero non avvenga) avrà un'esito paragonabile all'ope legis degli anni '80 ovvero una soluzione devastante per l'università, cancellando di fatto una generazione di ricercatori 

    Alex

  3. caro nino,
    è parecchio che non visito il tuo sito. Ho novità che riguardano i concorsi  di prima fascia di biologia molecolare banditi nella prima sessione 2008.
    Ti racconto tutta la storia e non so se la troverai interessante.
    Il settore disciplinare BIO/11 biologia molecolare non ha mai avuto un consiglio scientifico. Ogni concorso viene però gestito sempre dai soliti. Questa volta è veramente il colmo. Un anziano professore del settore va in pensione nel 2006 perchè troppo impegnato nella sua attività che svolge da anni presso una company tecnologica e che ovviamente gli destina uno stipendio di tutto rispetto. Va detto che il Prof. ha sempre avuto interessi di questo tipo tant'è che la sua attività didattica presso l'Ateneo di appartenenza si può soltanto presumere.La company fallisce e lui ne fonda un'altra cooptando alcuni dei ricercatori che lavoravano con lui. Ma le cose in questo periodo non vanno granchè bene e allora perchè non pensare di entrare tutti all'Università? Stipendio assicurato come lui ben sa e niente didattica o talmente poca che puoi dedicarti a guadagnare altrove.
    PENSATA!!!!  E FATTA!!!! Il Prof. si ripresenta ai concorsi per fare da scudo agli altri suoi colleghi: poichè sono il più bravo dovreste dare a me l'idoneità ma io non mi presento o mi ritiro e voi date l'idoneità a chi dico io.Se voui saperne di più visita il sito O' Kairos. Troverai i nomi di chi ha vinto i primi due concorsi su quattro. Facciamo un pronostico per gli altri due concorsi?

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