Il federalismo nei concorsi

Siamo alle solite. Quali criteri adottare per garantire la vittoria del merito nei concorsi?
A tal proposito mi piace segnalare due commenti. In uno si parla di come agisce il Politecnico di Torino e nell’altro di come si faranno i concorsi all’ Ispra e al Cnr. Il primo commento, purtroppo, è anonimo. Il secondo è dell’Apri.
Altri metodi li sto scoprendo in questi giorni. Tra questi quello chiamato Parentopoli. Un metodo sicuro, vecchio come il cucco, sempre in auge che viene ancora adottato per nuovi concorsi con sorteggio, come vuole la Gelmini. Ma sotto sotto si nasconde ad esempio il "doppio scambio carpiato" di cui ho già parlato nel mio libro. Il lupo dunque perde il pelo ma non il vizio. Di questi concorsi vi darò notizia prossimamente.
Nel frattempo, avete altri esempi?

 METODO POLITECNICO
Mentre si argomenta sulla megariforma che, tra dieci anni, darà finalmente all’Italia un’Università perfetta, il Politecnico di Torino, hic et nunc, agisce.
Il recente bando del PoliTo per 17 posti di ricercatore è rivoluzionario: impone l’uso di punteggi numerici per titoli e pubblicazioni; disciplina in dettaglio la valutazione, privilegia parametri quanto più possibile oggettivi.
Con pragmatismo tutto piemontese, il PoliTo ha dimostrato coi fatti di possedere quell’eccellenza che altri Atenei si limitano a rivendicare.
Anonimo torinese?

METODO ISPRA
L´Apri si congratula per la soluzione del contenzioso, ma allo stesso tempo invita il Ministro ad attivarsi perché i concorsi annunciati vadano con norme più trasparenti e meritocratiche di quelle in uso finora all´Ispra."Nei concorsi universitari si sono giustamente eliminate le spesso manipolate prove scritte ed orali, e si è stabilito che gli unici parametri per valutare i candidati deveno essere titoli e pubblicazioni scientifiche. Nei concorsi Ispra (come accade similmente anche del Cnr) invece 90 punti su 100 sono assegnati alle prove scritte ed orali, e solo 10 su 100 a titoli e pubblicazioni, di cui 5 addirittura solo per l´anzianità di servizio presso l´Ispra stesso. Bene che ci si impegni a dare possibilità ai giovani ricercatori, ma senza ricorrere alle solite stabilizzazioni mascherate da concorsi`.
Francesco Cerisoli (Apri)

L’Università Italiana che vorrei…

Ricevo da Pietro, che vive e lavora a Calgary, una bella email che volentieri pubblico. La storia si potrebbe intitolare: "Italia e Canada, tra differenze e speranze". Ma la vera questione, al di là delle storie personali, è il quesito finale: i nuovi concorsi con il sorteggio della commissione sono una garanzia? Sono veramente una chiave di svolta? Ecco, in attesa dei vostri commenti, la storia di Pietro Ravani, professore associato, che ci guarda da lontano.

Sono universitario, lavoro all’estero, si fa tanto parlare di riforme e rientro dei cervelli … se l’Università italiana desse segni di ripresa un giorno potrei farci un pensierino, ma la domanda è in Italia le cose cambiano o no?

Perché ho deciso di lasciare l’Italia
Ho lavorato in Italia per tredici anni, gratificato dalla componente clinico – assistenziale del mio lavoro, anche se mi è sempre mancata la vita accademica (la ricerca e l’insegnamento). Ad essa ho rinunciato dopo l’università considerandola inaccessibile. Chi volesse approfondirne le ragioni può leggerle in "Parentopoli", ma agli studenti sono sempre state note. Tuttavia, non ho mai rinunciato ad occuparmi di ricerca, attività che si e’ dilatata nel tempo al punto da diventare un lavoro serio e come tale degno di una decisione drastica. Nel 2005 ho iniziato a lavorare in Canada finanziato da un progetto europeo. Prima della fine del contratto mi sono state proposte interviste di lavoro in un paio di università canadesi, ed eccomi qui a parlare delle differenze.

 
Cosa è diverso qui
Prima di tutto, per i professori i doveri vengono prima dei diritti. Le università che li hanno scelti (non attraverso concorsi ma attraverso interviste ad personam) offrono loro tempo protetto e spazi protetti per l’insegnamento, la ricerca e le eventuali altre mansioni previste dal contratto (ad esempio i medici devono assolvere un minimo di compiti assistenziali). Esistono anche fondi interni per coprire il costo di studi iniziali, teleconferenze per stabilire gruppi di studio, aggiornamento, membership fees, viaggi per ospiti (visiting lecturers), computers, assistenti amministrative, etc. Tuttavia, chi fa ricerca deve giustificare il proprio tempo protetto (dal 25 al 75%), vincere grants per pagare il proprio personale di ricerca e tutti i costi relativi, e anche borse per studenti più specializzati (post-doc). Negli ospedali universitari non vige solo il motto "i pazienti innanzitutto" (una volta vero anche in Italia), ma anche "gli studenti innanzitutto": qui i professori non possono raccontare fesserie agli studenti, nè pretendere di vendere i propri libri o imporre come legge i propri appunti.

Gli studenti sono molto critici, voglio imparare e possono far licenziare gli insegnanti. Il loro ingresso nella scuola di medicina e’ un grosso investimento (fra i 30 e i 40 mila dollari all’anno). La maggior parte ha già lavorato durante le high schools e il bachelor degree, per pagarsi almeno quest’ultimo. Si tratta di candidati altamente selezionati che troveranno posto immediatamente dopo la fine degli studi. Per esempio, entrando in un programma di residency (i primi 3 anni di specialità post-laurea) sono già pagati 50-60 mila dollari all’anno (lordi). Poi diventano fellows (2 anni) e sostengono gli esami di stato (in genere un altro anno) e sono assunti immediatamente. Infatti, le banche si “rubano” i neo-studenti in medicina proponendo prestiti per coprire il costo complessivo degli anni di studio a tasso zero e garantirseli come futuri clienti.

I medici che lavorano nell’ospedale universitario hanno TUTTI compiti amministrativi, assistenziali ed educazionali: devono essere clinici competenti coi pazienti ed educatori validi con gli studenti con cui lavorano quando sono di turno. L’assistenza e l’insegnamento (bed-side) si supportano a vicenda, garantendo qualità per il paziente e lo studente. Poi, dicevo, c’e’ il tempo protetto per i "scientists". Fare ricerca e’ un mestiere qui, richiesto, rispettato e riconosciuto come tale. Nessuno si improvvisa ricercatore (diversamente da quanto accade in Italia) e chi non fa ricerca non si sente certamente penalizzato (ne’ chi la fa si sente privilegiato). Un gruppo di specialisti include pertanto persone con compiti diversi, elegge un responsabile ogni 5 anni (confermato ogni anno e con mandato rinnovabile una sola volta), e condivide responsabilità, diritti e doveri. Gli studenti hanno bisogno di essere esposti non solo ad un sufficiente carico di esperienza ma anche di essere guidati da professionisti competenti e tra loro affiatati. Il collegio dei medici (nazionale e provinciale) verifica ogni anno il carico di lavoro che può essere offerto agli studenti e la qualità dell’ambiente (sia infrastrutturale sia relazionale). L’Italia e’ troppo frammentata: ci sono troppi ospedali, troppi piccoli reparti, troppe piccole parrocchie. Qui i vari gruppi specialistici servono 1-2 milioni di persone, lavorando su 3-4 strutture. E’ chiaro che gli studenti vedono di tutto, imparano molto e in fretta. E i pazienti sono curati da medici che pure vedono tanto, compresi casi più complessi e rari. Chiudere ospedali e’ impopolare, ma la gente deve imparare che un servizio sotto casa e’ solo comodo, non necessariamente soddisfacente.

 
Rientro, attrazione e formazione di nuovi cervelli
A Calgary sto bene – professionalmente il massimo – ma mi mancano le cose piu’ belle dell’Italia, i genitori che invecchiano, gli amici, l’arte, la storia, i profumi, e i giovani che meritano di piu’ per diventare migliori e rendere migliore il paese…
Ora "sembra" che l’Italia stia finalmente dando segni di cambiamento, almeno nelle intenzioni. Il numero delle scuole di specializzazione, per esempio, sarà ridotto. Il numero dei professori sarà ridotto. Il numero degli studenti sarà ridotto. In genere i primi provvedimenti sono i tagli. Speriamo che i soldi risparmiati siano reinvestiti e non spariscano. L’aumento delle dimensioni dei centri di riferimento e delle risorse a disposizione potrebbe favorire non solo il “rientro dei cervelli” ma anche “l’attrazione” di scienziati stranieri. Sembra che anche i concorsi saranno effettuati con nuove regole. Uno di questi riguarderà un settore – nefrologia - che conosco bene (compresi candidati e commissari). Chissà che cominciando da questo concorso l’Italia non dimostri di voler cambiare davvero. Molti italiani all’estero lo sperano, per il bene del nostro paese e dei suoi giovani che meritano di più di ciò che oggi l’Italia può offrire loro. Grazie Pietro. (r63pr@mun.ca)

Anche il concorso si è fermato ad… Eboli

Ecco l’articolo di Gian Antonio Stella pubblicato dal Corriere della Sera del 6 gennaio 2010:

Venti anni e 6 sentenze ma il concorso resiste

Bastarono ventuno anni, dal 1206 al 1227, a Temujin, per costruire il più grande impero del mondo ed entrare nel mito come Gengis Khan. Non ne sono bastati venti, al ministero della Pubblica Istruzione e a quello dell’Università, i quali nel frattempo in certi periodi si sono uniti per poi separarsi e di nuovo riunirsi, per annullare un concorso già cancellato da varie sentenze della non meno lentissima magistratura.  Partiamo dall’inizio? Siamo nel 1990. Pino Rauti viene eletto segretario del Msi, la McDonald’s apre il primo punto ristoro nell’Urss, il presidente sudafricano Willem de Klerk scarcera Nelson Mandela, il festival di Sanremo è vinto dai Pooh con «Uomini soli», Achille Occhetto scioglie il Pci, il capo dello Stato Francesco Cossiga comincia a picconare, Saddam Hussein invade il Kuwait, il marito di Carolina di Monaco, Stefano Casiraghi, muore in incidente nautico. Insomma: tanto, tanto, tanto tempo fa. 

Mentre l’Italia si dispera per aver perso in casa i Mondiali di calcio, l’università indice un concorso nazionale per 35 posti di professore associato del raggruppamento disciplinare «economico estimativo» al quale partecipa, tra i tanti, Maria Giuseppina Eboli. Bocciata, la candidata fa ricorso e dopo un’attesa spropositata, nel 1999 e cioè nove anni dopo il concorso, il Tar le dà ragione: tutto da annullare. Il ministero ricorre in appello e, davanti al Consiglio di Stato, dopo un’altra attesa biblica che grida vendetta a Dio, perde di nuovo.  La sentenza, come ricorderà un ennesimo verdetto successivo che sarà emesso nel settembre 2009, non lascia dubbi: «Sono stati in particolare annullati l’atto di nomina della Commissione, per vizio di composizione della stessa (avendone fatto parte, in violazione dell’art. 44 del Dpr 382/80, un componente incompatibile per avere già partecipato ai lavori del concorso immediatamente precedente), e per invalidità derivata tutti gli atti da essa posti in essere, ivi compreso il giudizio di non idoneità reso nei confronti della ricorrente e quello formulato sui singoli candidati». 

Bene: cosa succederebbe in un Paese serio? Quel benedetto concorso, sepolto sotto quattro sentenze del Tar del Lazio, tutte favorevoli a Maria Giuseppina Eboli, e due del Consiglio di Stato, anche queste a favore della concorrente trombata, verrebbe annullato e rifatto. Qui no: a ogni sconfitta il ministero ricorre e perde, ricorre e perde, ricorre e perde.  Perché? Ovvio: ormai sono passati venti anni, come fai a spiegare ai professori promossi allora che devono rifare tutto da capo? Più tempo passa, più è impossibile rifare tutto.  Insomma, la povera dottoressa Eboli forse ha ragione ma per il quieto vivere è meglio lasciar le cose come stanno… E sempre lì si torna, alla tarantella: chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato…  
Gian Antonio Stella 

Messina, concorsi&ricatti

Pubblico di seguito tre pezzi del collega Schinella apparsi sul settimanale messinese Centonove. Danno un’idea incontrovertibile di cosa è l’università messinese. A quando un intervento del ministro Gelmini? Bisogna sempre aspettare gli esiti dei processi per agire? Non ci sono sufficienti motivi di opportunità? Non è interesse del ministero ridare credibilità all’Istituzione? Intanto il sostituto procuratore del Tribunale di Messina Antonio Nastasi, che si occupava da tempo delle inchieste sull’Università, ha chiesto il trasferimento.Avrebbe indicato Siena. Infatti, a Siena, l’università brilla per concorsi corretti e bilanci trasparenti. Auguri!
 

Concorsopoli nella città dello Stretto: ricatti incrociati! Nuovi colpi di scena sulla Parentopoli all’università di Messina. Una mail all’indirizzo sbagliato dietro una serie di assunzioni a favore di parenti di magistrati

 
REGGIO CALABRIA. L’e-mail era diretta a Salvatore Berlingò, preside della Facoltà di Giurisprudenza e ordinario di diritto ecclesiastico: raccontava di un concorso per associato, tenuto in quei giorni di fine 2006 nell’ateneo di Padova, che era “andato nel modo che ci si aspettava”. L’e-mail è finita, però, in altre mani. Una copia è stata inviata in forma anonima alla Procura della Repubblica di Messina, a quel tempo diretta da Luigi Croce e dall’aggiunto Pino Siciliano, a capo del pool di magistrati che si occupavano di reati contro la pubblica amministrazione. Ma altre copie sono rimaste nella disponibilità di mani che l’hanno usata, come arma di ricatto, per ottenere vantaggi. L’inchiesta del sostituto della Procura di Reggio Calabria, Beatrice Ronchi, sul concorso a due posti di ricercatore di diritto amministrativo andati a Francesco Siciliano, figlio dell’aggiunto della Procura Pino, per 6 mesi agli arresti domiciliari, e a Vittoria Berlingò, figlia del preside, non doveva neanche iniziare. La trascrizione di un’intercettazione dell’1 giugno del 2006 di un colloquio tra il rettore dell’ateneo di Messina Franco Tomasello, la moglie Melitta Grasso, e il delegato per le questioni giuridiche Raffaele Tommasini, ordinario di diritto civile, era chiara nell’indicare che il concorso, (mesi prima che si tenesse) “fosse il concorso del figlio di Siciliano”. La Procura di Messina l’ha trasmessa a quella di Reggio calabria, che già da tempo sull’attività del magistrato Pino Siciliano conduceva un’inchiesta, il 2 dicembre del 2008. Quattro giorni prima Centonove, nell’articolo “Magnifiche parole”, l’intercettazione l’aveva raccontata. Ma adesso che l’inchiesta è partita si sta estendendo ad una serie di concorsi per docente universitario legati da un filo fatto di ricatti e rapporti di scambio che nulla hanno a che vedere con le regole accademiche.
QUEI CONCORSI STRATEGICI. I concorsi, deliberati formalmente dal Senato accademico, sono stati banditi su decisione del rettore Franco Tomasello per “motivi strategici”. Dovevano cioè potenziare alcuni settori didattici su cui l’ateneo puntava. lnvece, sono stati banditi per settori completamente diversi da quelli strategici e per uno strano gioco del destino sono andati a figli di docenti universitari, o a figli o stretti congiunti di magistrati. Coincidenze in cui il pm Beatrice Ronchi ha individuato ipotesi di corruzione ed abuso d’ufficio. Tra i concorsi strategici c’è proprio quello a 2 posti di ricercatore di diritto amministrativo da cui è partita l’inchiesta della Procura di Reggio Calabria. La Facoltà di Giurisprudenza nella seduta del Senato accademico del 5 ottobre del 2005, rappresentata dal preside vicario, Antonino Metro, che sostituiva Salvatore Berlingò, aveva sollecitato sulla quota strategica un posto di ricercatore in diritto privato e uno in diritto costituzionale. ll rettore in un colpo solo ne assegna due di diritto amministrativo, disciplina di cui è titolare Aldo Tigano.
STRANEZZE. Al concorso si iscrivono in cinque. Uno dei candidati, Pietro Falletta, ha al suo attivo, secondo quanto è scritto sul verbale, “un dottorato di ricerca, un curriculum didattico assai buono fatto di insegnamenti con contratti integrativi alla Luiss e due borse di studio vinte al Cnr “dichiara di avere pubblicato sette lavori” che, però, non allega. E’ attualmente assegnista di ricerca alla Luiss di Roma. Sebastianella Calandra sembra essere capitata al concorso per puro caso. Un’altra candidata Aurora Vesto è un’allieva di Aldo Tigano quando si tiene il concorso “non ha alcuna pubblicazione”. Ma nello stesso periodo vince la borsa di studio Bonino Pulejo e, qualche tempo dopo, nel 2008, un dottorato di ricerca ma in diritto civile. l tre candidati, però, agli scritti e agli orali non si presentano: rimangono così due candidati per due posti. Per Vittoria Berlingò e Francesco Siciliano, che possono vantare alcune “pubblicazioni in corso di stampa”, è un gioco da ragazzi uscire vittoriosi dal concorso. Che si tiene nei primi mesi del 2007 con ritardo. Quando tutto è pronto per celebrare il concorso, infatti, Aldo Tigano, designato dalla facoltà come presidente della commissione si defila. Presenta un certificato medico che attesta che ha bisogno di un intervento chirurgico. Non risulta agli inquirenti lo abbia fatto. Nè che si sia messo mai in aspettativa. ll Consiglio di Facoltà lo sostituisce con Antonio Romano, ordinario di amministrativo, nipote di Tigano, che alcuni anni prima aveva patrocinato Francesco Siciliano; uno dei candidati predestinati, nei ricorso contro la bocciatura nel concorso per entrare in magistratura.
PROVE DI ACCORDO. Stando al tenore dell’intercettazione del primo giugno 2006 le acrobazie di Tigano non vengono prese bene nè dal procuratore Pino Siciliano a cui Tigano è legato da amicizia nè, di conseguenza, dal rettore, che in quel periodo sa di essere indagato dallo stesso Siciliano. Tomasello aveva cacciato dalla direzione generale del Policlinico Carmelo Caralozzolo, che lo aveva denunciato: “E’ un atto arbitrario. ll potere – aveva sostenuto il manager umbro – spetta all’assessore regionale alla Sanità”. Che con note scritte lo aveva rivendicato. “Ti immagini Siciliano come sarà incazzato,,, dice Raffaele Tommasini nel corso del colloquio intercettato al rettore. Che ipotizza: “Non vuole che si pensi che qui siamo tutti una combriccola”. “Ma perchè scusa non ce l’ha chiesto lui di fare il concorso?”, chiede Melitta Grasso al rettore. “Allora!”, risponde quest’ultimo.
LO SCAMBIO. ll concorso per professore associato di cui racconta l’email arrivata da Padova e diretta a Salvatore Berlingò è quello in cui ha ottenuto l’idoneità Marta Tigano, figlia di Aldo, che così è stata chiamata dalla facoltà di Giurisprudenza ed è diventata stretta collaboratrice del preside Berlingò. La cui figiia Vittoria, invece, dopo il concorso incriminato, è diventata stretta collaboratrice di Tigano.
MESSINA CHIAMA PADOVA. Gli atti del concorso tenuto a Padova su internet non ci sono più ma con un minimo sforzo si possono recuperare. I candidati iscritti al concorso di associato di diritto ecclesiastico, di cui il preside Berlingò è un’autorità di livello nazionale, erano 5: i posti in palio 2. ll candidato interno Manlio Miele, che è già ricercatore confermato, (primo gradino della scala universilaria) giudizi dei 5 commissari alla mano, non ha rivali. Angela Patrizia Tavani, ricercatrice dal 2O02 e avvocato, al suo attivo dottorati di ricerca, progetti di ricerca e alcune pubblicazioni, rinuncia la concorso. Allo stesso modo rinuncia Maria Luisa Lo Giacco, che quando si tiene il concorso ricercatrice di diritto ecclesiastico all’Università di Pisa. E Luigi Barbieri al momento del concorso ricercatore all’Università di Teramo. Germana Carobene, anch’ella già ricercatrice non si ritira formalmente ma non si presenta alla prova didattica e alla discussione dei titoli. Marta Tigano, la più giovane dei concorrenti, l’unica che non è già ricercatrice, si trova cosi la strada sgombra da ogni concorrente.
UNA TELA PERSONALE. ll filo con l’email spedita da Padova si ricongiunge ad un altra seduta del Senato accademico che ha all’ordine del giorno il reclutamento dei ricercatori. ll rettore Franco Tomasello assegna alla Facoltà di Economia sulla quota strategica un posto di ricercatore in diritto amministrativo, benchè il Consiglio di Facoltà ne avesse indicato come prioritario un altro. ll posto si aggiunge ad un altro di diritto amministrativo richiesto sulla quota non strategica dalla Facoltà di Scienze politiche. Le prove si svolgono un anno dopo. ll posto a Scienze politiche se lo aggiudica Antonietta Lupo, figlia di Aldo, capo del Personale dell’Università’. L’altro va invece a Francesco Martines’ figlio di Maria Chiara Aversa, delegato del rettore per la ricerca; nipote di Aldo Tigano; e fresco di nozze con Chiara Tomasello, figlia del rettore. ll genero del rettore si aggiudica il posto di diritto amministrativo benchè sotto la direzione di Luigi Ferlazzo Natoli, Preside di Economia, si sia sempre occupato di diritto tributario: la circostanza viene messa in evidenza dai commissari del concorso ma l’esito non cambia. Ad entrambi i concorsi era iscritta Anna Romeo, molto più titolata dei due, che però qualche settimana prima delle prove è chiamata all’Università San Pio V di Roma.
NIENTE Dl PERSONALE Aldo Lupo, il capo del Personale nel 2006 ritenendosi vittima di mobbing da parte del rettore chiese un risarcimento di 500mila euro. Raffaele Tommasini l’11 luglio del 20O6 spiego al Cda dell’ateneo che “alcune delle pretese potrebbero trovare accoglimento”. E convinse il Cda a ratificare una transazione che ha riconosciuto a Lupo 18mila euro “a titolo di rimborso anche per le spese sostenute”. Nelle settimane successive il figlio Giovanni Lupo vince il concorso ad un posto di Ep di lngegnere per l’Ufficio tecnico potendo vantare come titolo, su un dottorato di ricerca che, richiesto dal bando, per sua fortuna aveva. Qualche tempo dopo Flavia Lupo, altra figlia del capo del Personale, a fine del 2006 si aggiudica uno dei tre dottorati di ricerca con borsa in Chirurgia plastica (nove erano i candidati).
Dl ALTRI MAGISTRATI. All’attenzione della Procura di Reggio calabria sono arrivati altri concorsi banditi per motivi strategici (ma in settori non strategici), che coinvolgono magistrati messinesi. E così quello appannaggio di Orazio Pellegrino, fratello di Maria, sostituto della Procura di Messina e genero dello stesso Raffaele Tommasini, che tra il 2004 e il 2009 ha ricoperto incarichi di vertice del Centro Neurolesi Bonino Pulejo. La circostanza non ha indotto il pm Pellegrino, titolare di un’inchiesta sulla struttura sanitaria nata dalla denuncia di carenze nell’assistenza dei familiari di un paziente, di astenersi dalle indagini. Che ha chiesto (e ottenuto) di archiviare sulla base di una perizia fatta solo in base alla cartella clinica. Benchè nello stessi mesi sulle carenze nell’assistenza erano state presentate interrogazioni parlamentari. Nello stesso periodo Silvana Pellegrino, la sorella del pm, risulta essere stata dipendente del Centro Neurolesi. Ma sul tavolo dei magistrati di Reggio Calabria c’è la trascrizione di una conversazione avvenuta nel Palazzo di giustizia a maggio del 2008, alcuni giorni dopo che i Nas di Catania al Neurolesi avevano fatto un’ispezione da cui è partita un’inchiesta. Pino Siciliano, il cui figlio aveva avuto una borsa di studio dalla Fondazione Bonino Pulejo, che il centro Neurolesi lo ha promosso e sostenuto, sfidando il codice di procedura penale ha affermato: “Dalle notizie di stampa non possiamo iscrivere notizie di reato”. L’inchiesta che a maggio del 2009 lo ha portato agli arresti domiciliari ha evidenziato che attraverso l’iscrizione o la non iscrizione della notizie di reato Siciliano – secondo gli inquirenti – commetteva i reati di tentata concussione e concussione. Era stata bandito per motivi strategici pure il concorso ad un posto di chimica Chimica degli alimenti che si era aggiudicato da candidato unico, Maurizio Croce il nipote di Luigi, l’allora capo della Procura: successivamente il neo ricercatore ha rinunciato. Un’inchiesta c’è già stata, ma è stata archiviata, sul concorso a due posti di diritto civile uno dei quali appannaggio di Eugenio Fazio, figlio di Nicolò, presidente della Corte d’appello di Messina. La facoltà ne aveva chiesto uno. ll rettore sulla quota strategica, il 14 novembre 2006, ne ha assegnato un altro. A chiedere ed ottenere l’archiviazione è stato un magistrato diverso dal pm Ronchi che, invece, dietro i concorsi “strategici” ipotizza accordi di corruzione.

MICHELE SCHINELLA – CENTONOVE DEL 24 DICEMBRE 2009

L’intercettazione tra il Magnifico Tomasello e il prof. Tommasini: "Il problema? Che Siciliano si è tolto tutte le carte"

MESSINA – L’intercettazione è stata captata nell’ambito dell’inchiesta partita dalle denunce di Pippo Cucinotta, ordinario a Veterinaria, che aveva raccontato di pressioni da parte del rettore per far vincere un concorso di associato (bandito per motivi strategici) a Francesco Macrì, figlio del prorettore Battesimo. Dell’inchiesta erano titolari i sostituti Nino Nastasi e Adriana Sciglio, che hanno delegato le attività di indagine ai militari della Guardia di Finanza. La trascrizione dell’intercettazione è chiara nell’indicare un’attività poco consona al suo ruolo di Pino Siciliano, aggiunto della Procura, ma è stata trasmessa per competenza alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria il 2 dicembre del 2008. Quattro giorni dopo che Centonove nell’articolo “Magnifiche parole” la rendesse di pubblico dominio. Le conversazioni del primo giugno del 2006 sono state captate attraverso una cimice piazzata nell’automobile dei rettore Franco Tomasello, che fino ad un certo punto è in compagnia della moglie Melitta Grasso e poi di Raffaele Tommasini, detto Luccio, suo Delegato per le questioni giuridiche.
TOMASELLO: Questo fatto ci sia di mezzo questo concorso il figlio di questo sta diventando un’assurdità’ (…) OraTommasini, io evoco in lui questo, io sai (”‘) Tommasini è andato là da Siciliano
MELITTA: Eh…
TOMASELLO: Gli ha fatto vedere là… un esposto anonimo per il figlio etc etc, allora dice gli ha riportato dice, lui gli ha parlato a muso duro
MELITTA: Eh…
TOMASELLO: dice con prudenza con molta cosa chiuderemo questa vicenda; Questo è stato il messaggio di Tommasini.
Raffaele Tommasini sale in macchina. Melitta Grasso scende. Tomasello e Tommasini commentano l’intenzione di Aldo Tigano di non fare il presidente della commissione del concorso per ricercatore di diritto amministrativo. E di non organizzare un convegno di livello nazionale sul nuovo Codice degliAppalti. Ma anche dell’inchiesta che Pino Siciliano ha sul rettore per la cacciata dal Policlinico del manager Carmelo Caratozzolo. Siciliano proprio quel giorno ha passato l’inchiesta ad Adriana Sciglio, circostanza di cui il rettore viene a conoscenza lo stesso giorno.
TOMASELLO: va be niente, che cosa ti volevo dire, questo cazzo di stu concorso del figlio di Siciliano
LUCCIO: Eh
TOMASELLO. Non è che lo possiamo pagare e…e… in maniera (…) no, mi spiego perchè…no
LUCCIO: Eh
TOMASELLO: Ma allora voglio dire, per carità, non è che l’Università è stata l’Universita’, allora è stata la facoltà, allora è stato…
LUCCIO: certo, certo, è chiaro, infatti
TOMASELLO: invece Aldo Tigano…
TOMMASINI: E’ impazzito, è impazzito. Stamattina mi ha telefonato e mi ha detto “di quel convegno io non me ne occupo più, non lo voglio fare, non no…”
TOMASELLO: Ma ma fammi di capire qual’è il background
LUCCIO: non c’è background…ma qual è il problema?
TOMASELLO: no, tutto il problema è che Siciliano ha…ormai si è tolto tutte le carte, le ha passate alla Sciglio
LUCCIO: Per motivi di salu… ti immagini! Per motivi di salute, volevo vedere se è mai possibile, quindi questi ci fanno…Ti immagini Siciliano come sarà incazzato, ma questa cosa io non la sapevo, lui non mi ha detto niente a me non so se lo sapesse o meno…

Concorsi all’università di Messina: se Franco Astone "sorpassa" Fabio Saitta… Ha la metà dei titoli, ma quelli giusti

MESSINA – Uno è il figlio di Nazzareno Saitta, per anni ordinario di diritto amministrativo all’Ateneo di Messina, ora in pensione. L’altro è il figlio di Pippo Astone, onorevole democristiano di lungo corso, braccio destro di Nino Gullotti. Entrambi allievi di Aldo Rigano, sono diventati ordinario di diritto amministrativo giovanissimi. Ma si sono dovuti spostare all’Università di Catanzaro. Entrambi volevano tornare ad insegnare nell’ateneo della città natale. La possibilità è stata loro offerta dalla facoltà di Scienze Politiche che ha bandito un posto di ordinario per trasferimento. Ad aggiudicarselo è stato Franco Astone. E’ stato scelto da una commissione presieduta da Francesco Trimarchi, ordinario di diritto amministrativo di cui facevano parte Massimo Basile e Alberto Russo. Oltre cento i titoli presentati da Saitta, la metà quelli di Astone. La scelta è caduta su quest’ultimo: “ll profilo scientifico didattico è stato ritenuto più conforrne a quello richiesto dalla facoltà che cercava uno specialista in Contabilità di Stato e diritto degli appalti”, spiega Andrea Romano, il preside della Facoltà. Astone prenderà servizio il primo gennaio. (M.S) da Centonove del 24 dicembre 2009

Concorsi “a ‘ghiotta” messinese

Qualcosa si muore, eppure… e come sempre a Messina ne succedono delle belle. Ecco due bei link da cliccare per saperne di più: Concorsopoli all’università di Messina: si autosospende il preside di Giurisprudenza Salvatore Berlingò.
E poi: L’inchiesta su Concorsopoli all’università di Messina: la figlia del rettore Tomasello vince un dottorato di ricerca. E il decreto lo firma il padre…

E buone feste!

Doccia fredda per i giovani ricercatori

Ricevo e volentieri pubblico questo comunicato stampa dell’Associazione Precari della Ricerca Italiani

 

Dopo le proteste delle ultime settimane in seguito alla bocciatura in Senato dell’emendamento in Finanziaria per sbloccare gli 80ml di euro a favore del reclutamento straordinario di ricercatori, il MIUR ha provveduto oggi a distribuire con un Decreto Ministeriale i fondi alle Università. Ma leggendo tale decreto si rivela ben presto quella che è una vera e propria "doccia fredda" per i giovani ricercatori: i concorsi risultano più che dimezzati rispetto alle previsioni, a causa dell’assenza del cofinanziamento.

L’APRI (Associazione Precari della Ricerca Italiani) denuncia la forte discrepranza tra i circa 900 posti previsti dal Decreto rispetto a quelli annunciati in più occasioni dal Ministro Gelmini, l’ultima volta nella lettera al Corriere della Sera del 15/11/2009 nella quale annunciava «l’assunzione di migliaia di ricercatori».

«Chiediamo al Ministro Gelmini – dice il Presidente dell’APRI, Francesco Cerisoli – che fine hanno fatto i 4000 posti da ricercatore sbandierati da mesi nelle interviste e nei comunicati stampa. Se questo è il "ricambio generazionale" annunciato dalla Gelmini, siamo di fronte ad un evidente fallimento della politica del Ministro».

APRI- Associazione Precari della Ricerca Italiani

L’articolo 1 e articolo 2 del ddl Gelmini…

E’ un disegno di legge. Solo un disegno. Quindi, come tutti i disegni, è tracciato a matita. Su questo "schizzo", adesso, altre matite, gomme e pennarelli colorati si catapulteranno in Parlamento per definire, un giorno (?) il quadro della nuova Università del Belpaese. Ora, quali cambiamenti apportare, cosa modificare, cos’altro lasciare di questo ddl del ministro Gelmini, definito da tanti serio e coraggioso e da altri una ciofeca o giù di lì, lo lascio ai vostri commenti.

Personalmente, al primo articolo avrei scritto: "I fondi destinati all’Università italiana saranno calcolati  e agganciati ogni anno alla media dei finanziamenti che ogni Stato europeo destina alla propria università". Per fortuna non scrivo leggi, ma tradotto significa: "Cara bistrattata, delusa, vituperata università italiana, da questo momento ti do, pressappoco, il 2% del pil… però (c’è un però) comportati bene". Un bel salto se pensate che attualmente l’università riceve solo l’1,1% del pil (di cui un consistente 0,4% dai privati). Al secondo articolo, ecco esplicato per sommi capi il "però": "Chiunque abbia un comportamento illegale e moralmente scorretto (rispetto al codice etico NAZIONALE che si andrà a scrivere), sarà privato dello stipendio e interdetto vita natural durante dalle aule universitarie". Cioè, ad esempio, le università si dovrebbero costituire parte civile nei processi contro chi trucca i concorsi e, anzi, attraverso commissioni di vigilanza, aiutare a denunciare senza che questo causi la morte accademica del denunciate. E via con questi esempi. Insomma, per non dare alibi a chi dice che ci sono poche risorse e per punire chi sputa sul merito con tracotanza. Quindi tradotto, articolo1: più soldi; articolo 2: sanzioni. L’articolo tre, quattro, quinto, eccetera, eccetera, ritengo siano secondari…

Quel concorso da incubo

Stanotte ho fatto un incubo. Un brutto sogno che sembrava vero vero. Ma voi direte: "A noi che ce frega? Se mangi lonza a cena certi risvolti sono inevitabili". Però io voglio raccontarvelo lo stesso…
Dunque, come fu, come non fu, mi ritrovai incredibilmente nel bel mezzo di un concorso…
Stavolta si dovevano assegnare quattro dottorati di ricerca di cui due con borsa di studio di mille euro.
Mille euro al mese! Sono una "quasi miseria" ma ai giorni nostri in tanti, operai ma non solo, con quella cifra ci campano una famiglia intera. Figuratevi poi che i concorrenti, una quindicina circa, erano ancora dei ragazzi di 25 anni ad inizio carriera. Erano tutti lì, spauriti, qualcuno ancora con qualche brufolo. Da svezzare, in attesa d’esser interrogati. Facce pulite di giovani impegnati nel tentativo di forgiare il loro destino. Con le loro scarpe migliori, quelle lucidate a fondo come nelle migliori occasioni. 
La materia è Diritto. Il sogno è confuso. Non ricordo bene che tipo di Diritto, se navale, amministrativo, romano, padano, siculo o chissacché. E non ricordo neanche la città. Però ricordo che pioveva. Ecco: pioveva e la gente a fatica si salutava. Chissà dov’ero… E quale università poi? Boh, sembrava un edificio antico, mi ricordava un battistero ma non c’erano preti. Anzi, fuori distribuivano l’Unità. A gratis.

Comunque, ad un certo punto, mentre si aspettava che i professorri iniziassero ad interrogare, passa di lì un bidello. Un bidello universitario s’intende, uno però che sapeva i codici a memoria. Mi guarda e mi fa: "Lei conosce l’articolo 51 del cpc? "Del cpc?" chiedo. Il bidello-giurista, scopa in mano, mentre continua a ramazzare, mi sussurra all’orecchio: "Ma lei lo sa che c’è un ragazzo-candidato che lavora con il presidente della commissione?". Nooo? Non mi dica", rispondo io. "Son qui per sbaglio, capitato in un sogno, indi…". "Ma va?" ribatte il bidello-giurista. "E come si chiama il ragazzo", gli chiedo. "Cuzzupè", risponde il giudice-bidello. "E il professore qual è?" chiedo. "Quello!" E mi indica ‘sto tipo che sembrava Alberto Sordi che lo interpretava. Che caos i sogni. Il professore-attore anzi l’attore-professore era un bel paciocchetto, disponibile e colto, coltissimo, vispo, vispissimo. "Come si chiama?", chiesi. E il bidello: "Montone!". Così m’avvicino al professor Montone e di botto gli dico: "Professore ma è vero? Così così…, papiu-papau, ect-ect… insomma che lei e Cuzzupè siete, come dire, commensali? Questo per l’articolo 51 del Cippicci. Lo sa vero?".

"Santo cielo", spaventato il Montone balbetta: "Ma guardi che io, cioè…, sì è vero ma Cuzzupè è solo un praticante nel mio ufficio e poi io sono super partes. E poi, ehm…, allora che dire, che c’è anche l’altro componente della commissione, il professor Altissimi che anche lui aveva un candidato, tale Baritonone, ma lo abbiamo escluso, eh… Certo non aveva i titoli! Quindi noi siamo… ehm… obiettivi, e poi ce lo siamo detti prima d’iniziare. In una riunione onestamente, ci siamo detti chi conosceva chi. Come vede, caro dotttore, non abbiamo nulla da nascondere". "Non sono dottore" preciso. E poi riattacca: "Ma scusi lei chi è?". "Un giornalista". "Un giornalista? E come mai anche lei in questo sogno?". "Sa, Montone, la lonza… Ah ecco quindi tornando a noi. L’articolo 51 che vuole un giudice sia terzo…". "Ma l’articolo 51 è rispettato. Mi creda dottore. E ora lei che fa?" mi chiede Montone. "E professore che dire… giornalista sono…". E m’allontano.

Ma ecco che il bidello-procuratore si rifà sotto maneggiando la scopa. "Senta guardi che il professor Altissimi, collega di Montone conosce anche il candidato Trezzano Casoncello. E anche lui lavora con Altissimi". "Caspita!". E ritorno da Montone: "Caro lei, ma come: così-così, papiu-papau, ect…ect…Mi ha detto prima riunione onesta fu, uno io, uno lui… l’abbiamo escluso e poi c’è ‘sto giovane, come si chiama? Raviolo, pardon Casoncello che lavora con Altissimi". "Sì, – ammette – ma forse. Non ne sono sicuro, ecco" risponde il Montone dubbioso. "Ma scusi professore, delle due l’una: o la riunione prima degli esami tra voi commissari non è stata così onesta come lei mi ha detto e Altissimi le ha nascosto lo Spaghetto, pardon il Casoncello, oppure tanto onesta non è stata questa riunione". "Ma questo – insiste Montone – non significa nulla. Perché l’articolo 51 non lo vieta che ci si conosca. Altrimenti non si farebbero più concorsi. Qui ci conosciamo tutti". Allora ribatto: "Certo che lo vieta perché proibisce al datore di lavoro di giudicare un proprio dipendente. Tiè!". "Ma Cuzzupè non è mio dipendente. E’ un praticante del mio stesso studio!". "Eh già! Cuzzupè emette fattura ad una associazione professionale (il suo studio) che dunque non ha personalità giuridica quindi lei caro Montone è direttamente il datore di lavoro di Cuzzupè". E lui  nicchia: "Fattura? Beh, io non so’, non mi occupo di questioni economiche. Cuzzupè l’ho trovato lì. Io vi lavoro da poco… Comunque, abbiamo la coscienza a posto. E poi, mi creda dottore, i titoli di Cuzzupè non sono così buoni".

Torno dal bidello-sostituto: "Vero è. Ma allo scritto Cuzzupè il migliore è stato!". Avanti e indietro così tra il bidello e Montone, una sudata nel sonno che non vi dico…
Alla fine del sogno, Cuzzupè, orale poco buono e inglese bruttino (anche se non dà punteggio) ha vinto il dottorato (come quarto classificato) quindi senza la borsa. Il Casoncello, invece, è rimasto escluso. Quinto per un soffio. Scappai dall’aula rincorso da tutti gli esclusi. Tutti sapevano tutto. E rincorrendomi mi chiedevano: "Come sapremo se Montone e Altissimi erano veramente terzi? Come sapremo se questi esperti del diritto non si siano comportati al rovescio? E se non interveniva il bidello-investigatore?". Rincorso da questi dubbi, senza riuscire a salutare il buon Montone, finalmente mi svegliai.

Meno male ch’era solo un sogno. Sapete che vi dico? Mi raccomando: niente lonza la sera, per favore… solo torte. Anche grandi: tortone.

P.s. Alla memoria dell’articolo 51 del cippicci!